Concausa


La parte civile
9 aprile 2009, 10:19
Filed under: Cinema/Video, Cose italiane | Tag: , , ,

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“736 le “persone fisiche” che alla fine hanno chiesto di costituirsi parte civile -alla doppia udienza preliminare per il caso Eternit. Di questi, 290 si sono presentati direttamente nelle maxi-aule del Palazzo di Giustizia; gli altri hanno firmato una delega ai propri avvocati.” da Processo Eternit, 736 parti civili La Spoon River dei morti d’amianto di Davide Banfo e Lorenza Pleuteri su repubblica.it.

IL MAGNATE SVIZZERO E IL BARONE BELGA Eternit PROCESSO EUROPEO
di Manuela Cartosio su ilmanifesto del 4/4/2009
Lunedì a Torino si apre il processo contro la «cupola» dell’Eternit. Quasi tremila vittime dell’amianto, la maggior parte a Casale Monferrato. Per sfoltire le parti civili Stephan Schmidheiny offre un risarcimento. Da Paray le Monial, piccolo centro della Borgogna, arriveranno due pullman carichi di francesi. Un avvocato belga, uno tedesco, uno svizzero e uno francese affiancheranno i legali italiani di parte civile. Le imputazioni per disastro doloso e omissione dolosa di misure di sicurezza pendono su un barone belga e un magnate svizzero. Bastano questi particolari, e il nome Eternit, per qualificare come «europeo» il processo che si apre lunedì a Torino. (…) Per la prima volta non ci saranno alla sbarra dirigenti di medio calibro, ma quella che Bruno Pesce, coordinatore dell’Associazione familiari vittime dell’amianto di Casale Monferrato, chiama «la cupola dell’Eternit». Eric Jonckheere, fondatore di Abeva (l’omologa associazione belga), la famiglia distrutta dall’amianto, la chiama «la piovra dell’amianto». In effetti, c’era parecchio di mafioso nel patto sottoscritto nel 1929, su impulso di Eternit Svizzera ed Eternit Belgio, dalle aziende produttrici di cemento-amianto. Il patto funzionò come «cartello» oligopolistico e come lobby per occultare quel che via via i medici constatavano: l’amianto è un killer, provoca asbestosi, tumori ai polmoni e alla pleura (mesoteliomi). La latenza dei tumori è di 20-30 anni. Per questo nell’Unione europea che ha messo al bando l’amianto (di fatto solo nel 2005) si continuerà a morire a vagonate – 90 mila decessi l’anno – fino al picco previsto nel 2020-2030. Nel resto del mondo, soprattutto nei paesi poveri che hanno scoperto più tardi le delizie dell’indistruttibile amianto, «si stanno prenotando milioni di persone» a una morte precoce e orribile, dice Bruno Pesce. «E’ scandaloso che le organizzazioni internazionali si inchinino alla legge del profitto, tollerino il replay di un’ecatombe che noi abbiamo giù subìto».
L’inchiesta di Guariniello copre un arco storico che va dal 1952 al 1986, anno di chiusura dei siti produttivi dell’Eternit in Italia (Cavagnolo, Casale, Rubiera, Bagnoli). Poichè le morti non si fermano – a Casale si registrano una quarantina di casi di mesotelioma l’anno – l’elenco delle vittime si allungherà fino al dibattimento. La richiesta di rinvio a giudizio conteggiava 2.056 decessi e 830 malati, per tre quarti concentrati a Casale. Delle vittime casalesi, 267 non avevano mai messo piede dentro lo stabilimento. Era l’amianto a uscire fuori. Scappava dai sacchi di iuta trasportati sui vagoncini che facevano la spola tra la stazione ferroviaria e l’Eternit. Si depositava sulle tute che gli operai portavano a casa alle mogli da lavare. Scavalcava il recinto della fabbrica quando sul piazzale venivano frantumati a cielo aperto gli scarti di lavorazione. Finiva in cortili, vialetti, cantine, sottotetti che i casalesi sistemavano usando il «polverino» regalato al popolo dalla munifica azienda. E’ soprattutto sulla distribuzione del «polverino» che poggia l’accusa di disastro doloso. Quanto alla dolosa inosservanza delle norme di sicurezza, Guariniello scrive: «Gli imputati hanno omesso di adottare i provvedimenti per contenere l’esposizione all’amianto: impianti di aspirazione, adeguata ventilazione dei reparti, utilizzo di sistemi a ciclo chiuso, limitazione dei tempi di esposisizione, procedure atte ad evitare la manipolazione…».
Gli imputati sono Stephan Schmidheiny, dal 1973 al vertice di Eternit Ag, e Jean Louis Marie Ghislain del Cartier de Marchienne, pezzo grosso di Eternit Belgique (Eternit Italia, in sostanza, faceva capo a una multinazionale svizzero-belga). Per brevità li chiameremo lo svizzero e il belga. Nella sua seconda vita, lo svizzero è diventato un guru dello sviluppo eco-sostenibile, ha scritto un libro intitolato Cambiare rotta, finanzia progetti umanitari in America latina (corre voce sia sua l’isola usata come location per l’Isola dei famosi), è un ascoltato consigliere di istituzioni e politici. Lo si può ammirare ritratto a fianco di Clinton e di Prodi. Il barone belga, invece, non lo vedremo neppure in fotografia. Ha 88 anni e la prospettiva di una dozzina d’anni di galera non lo turba. Praticherà la strategia processuale dell’assenza e dell’attesa (della prescrizione).
Lo svizzero, avendo da difendere la sua nuova immagine, ha avanzato un’offerta di risarcimento per sfrondare il numero delle parti civili. Ce la riassume l’avvocato Sergio Bonetto, uno dei difensori dei familiari delle vittime di Casale. 30 mila euro per chi, avendo vissuto a Casale per almeno 15 anni dopo il 1973, abbia contratto il mesotelioma. A questa somma si aggiungono 20 mila euro per ogni vittima da destinare a un centro di ricerca sul mesotelioma. Per i dipendenti delle fabbriche dell’Eternit la somma varia in ragione del numero degli anni lavorati dopo il 1973 e della gravità del danno. Il risarcimento massimo, in caso di decesso, è di 60 mila euro. Essendo un’offerta al pubblico, spiega Bonetto, non è negoziabile: o prendere o lasciare. Però ha il vantaggio che non impegna in blocco tutte le parti lese. «Ognuno si regola come meglio crede».
Bruno Pesce, che ha cominciato a occuparsi dell’Eternit nel 1979 da giovane segretario della Cgil e non ha ancora smesso, valuta «troppo bassa» l’offerta dello svizzero. Sa però che molti l’accetteranno, incombendo il rischio della prescrizione. L’offerta, comunque, non è dettata da filantropia. «E’ frutto del nostro lavoro, per la prima volta al mondo il risarcimento è esteso anche ai residenti». Checché ne dica lo svizzero, la sua offerta «è un’implicita assunzione di responsabilità».
Alla vigilia del giorno tanto atteso Bruno Pesce si dibatte tra soddisfazione e preoccupazione. Soddisfazione perché, dopo tanti esposti cestinati, Casale ce l’ha fatta a portare in giudizio i vertici dell’Eternit. La svolta nel 2004, quando un migliaio di casi documentati dall’associazione casalese confluiscono nell’inchiesta aperta da Guariniello sull’Eternit di Cavagnolo. Preoccupazione, perchè «avremo contro due Golia». Lo svizzero e il belga «nei rispettivi paesi sono ancora personaggi economicamente potenti e politicamente influenti». Il barone, parente del re del Belgio, e la Etex (nuovo nome dell’Eternit Belgique) «sono ancora in grado di non far pubblicare gli articoli sull’amianto».
E’ nota l’allergia ai megaprocessi del procuratore Guariniello. Se si è risolto a farne uno, significa che l’annosa e complessa vicenda dell’Eternit non lasciava alternative. E’ possibile e ha senso «fare giustizia» a tanta distanza di tempo? «In questi casi la giustizia dà quello che può, quando gli altri non danno», risponde l’avvocato Bonetto. Nella luttuosa scia dell’amianto si intrecciano un problema giudiziario e un problema sociale. In Francia, dopo una lunga e colpevole latitanza delle autorità statali, una soluzione l’hanno trovata. E’ la Fiva, l’agenzia pubblica deputa al risarcimento integrale delle vittime dell’amianto. Queste ultime trasferiscono alla Fiva il diritto a rivalersi in sede civile sulle aziende. E’ una soluzione onerosa per lo Stato, un paio di miliardi l’anno, ma dignitosa. In Italia, invece, i lavoratori ex esposti all’amianto devono aspettare l’avara grazia dell’Inail. E i semplici cittadini con il mesotelioma devono pagare di tasca loro le cure e i medicinali che il servizio sanitario non passa.

Processo Eternit: chiesti danni per 246 milioni € e Eternit, il processo italiano un esempio per la Francia (Les Echos) di Elysa Fazzino su ilsole24ore.com.

Vi segnaliamo anche la prima parte del documentario del 2004 Indistruttibile di Michele Citoni sull’Eternit e Casale Monferrato. Perché ogni malato di Casale é una persona e ha la sua storia da raccontare.

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1 commento so far
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Il lavoro, mi ha avvicinata ai malati di silicosi e saturnismo. Mi è rimasta la sensibilità verso i danni alle persone che questo sistema industriale ha creato, reso possibile per la connivenza della politica. Qualunque risarcimento sarà una beffa. Pochi uomini hanno dannato il futuro di molti.
anna maer

Commento di anna maer




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