Concausa


Percorsi consapevoli di storia femminile
14 maggio 2009, 14:15
Filed under: Cinema/Video, Diritti delle donne, Germania | Tag: ,

Befreier

Un omaggio in tre film alla cineasta tedesca
Helke Sander, la rivoluzione femminista delle immagini
di Elfi Reiter
pubblicato su ilmanifesto il 12.05.2009

«Se si riuscisse un giorno ad analizzare l’amore, a far vedere quanto e in che modo i problemi della società vengono ‘privatizzati’ e come si continui a voler risolvere conflitti oggettivi in modo individuale, i film così realizzati scatenerebbero rivoluzioni e potrebbero contribuire a formare l’uomo nuovo», aveva scritto nel marzo 1968 provocatoriamente Helke Sander, allora studentessa alla Dffb, la scuola di cinema di Berlino.
Oggi, quarant’anni dopo, possiamo dire che lei stessa ha contribuito a compiere questa analisi, con film intensi in cui ha fatto luce sui tabù (o i falsi miti) della condizione femminili e proposto percorsi alternativi, più consapevoli, della propria storia, sociale e individuale. Ma anche attraverso una continua scrittura, giornalistica e narrativa: fu lei a fondare la prima e unica rivista europea femminista di cinema Frauen und Film (Donne e cinema) nel 1974. Alla sua poetica politica era dedicata una delle Finestre dell’ottava edizione del Tekfestival (…). Tra gli oltre venti film realizzati da Helke Sander, Tekfestival ne ha scelti tre abbastanza rappresentativi del suo impegno di attivista femminista e co-fondatrice di molte iniziative a favore di una politica per le donne a 360 gradi.
Il primo, Eine Prämie für Irene (Un premio per Irene) realizzato nel 1971, descrive la situazione non facile di una donna single con due figli, e fu anche critica dei cosiddetti Berliner Arbeiterfilm, i numerosi documentari girati all’epoca che indagavano i conflitti nelle fabbriche puntando però l’attenzione quasi esclusivamente sugli operai uomini dimenticandosi delle donne. Di grande fascino visivo, soprattutto perché girato in uno splendido bianco e nero a Berlino, a ridosso del muro e delle sue implicazioni nella vita quotidiana nella città divisa, è Redupers-Die allseitig reduzierte Persönlichkeit che nel titolo (La personalità generalmente ridotta), che si prendeva gioco dello slogan vigente nella ex-Rdt sulla «personalità socialista generalmente evoluta», affrontando la frammentazione nella vita moderna di una donna. Il delicato tema del Muro di Berlino è svolto sia dal punto di vista politico che come metafora della «separazione».
«Il punto interessante è che oggi il film è considerato quasi un documentario, benché allora, nel 1977, fosse di finzione», aveva detto Helke Sander lo scorso gennaio, al Trieste Film Festival, dove il film era parte di un omaggio ai vent’anni dalla caduta di quei 43 km di sbarramento anteriore verso Berlino ovest costruito il 13 agosto 1961. E nel suo film erano anche apparse le prime scritte su quella intoccabile superficie che sarebbe diventata ambìta galleria d’arte all’aperto.
Un tema talmente tabù da richiedere molti anni per realizzarlo è stato affrontato nel documentario in due parti, BeFreier und Befreite (La libertà dei liberatori): la violenza sessuale operata dai soldati delle truppe alleate alla fine della seconda guerra mondiale, giocando col doppio senso (intraducibile) della parola BeFreier che significa «liberatori» ma allude anche al Freier che designa «l’amante». Il film che fu presentato alla Berlinale nel ’92, fece il giro del mondo, fu pluripremiato e scatenò grandi discussioni negli Stati uniti. All’origine c’erano lunghe ricerche per chiarire cosa accadde realmente a Berlino nel 1945, una serie di fatti per tanto tempo liquidati come «violenze sessuali di massa». Per trovare numeri e prove, la cineasta (poi supportata dalla storica Barbara Johr) ha frugato negli archivi tedeschi e internazionali, negli ospedali, in uffici anagrafi, fabbriche di medicinali e da persone private. La prima parte storico-politica fa parlare (spesso per la prima volta) alcune delle donne violentate, cerca testimonianze tra soldati/esse dell’armata rossa, con dati e immagini d’archivio. La seconda tematizza le conseguenze: uomini e donne nati/e da atti di violenza narrano le loro vite, si alza il velo sul comportamento della Wehrmacht nelle zone occupate, sui problemi medici, giuridici e sociali delle violenze subite. Visioni agghiaccianti, ancor più di fronte alla interpretazione dei dati da parte dell’esperto in esilio, profughi e espulsioni, ma necessaria scrittura per immagini della Storia.

Qui, su amazon, il libro BeFreier und Befreite. Krieg, Vergewaltigungen, Kinder e il film.

Abbiamo letto anche La politica vissuta dei film di Helke Sander di Anne Preckel; e Berlino, un film porta alla luce il drammatico stupro di massa dei liberatori sovietici di Lietta Tornabuoni su La Stampa.
La biografia di Helke Sander su filmportal.de.

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