Concausa


Binyavanga Wainaina
14 novembre 2014, 08:00
Filed under: Africa, Letteratura

Binyavanga Wainaina

Binyavanga Wainaina, lo conoscete? Bhe, dovreste! Leggete “Un giorno scriverò di questo posto“. Dentro c’è un’Africa senza stereotipi o semplificazioni, “non è l’Africa ingorda degli affamati e delle multinazionali ma un’Africa che vuole trarre forza dalla diversità, e che Wainaina restituisce attraverso le proprietà magiche della parola: l’infanzia in Kenya, l’università in Sudafrica, i viaggi in Uganda e poi in Togo, gli scontri brutali tra etnie, le mode occidentali e i colori sgargianti, la confusione delle strade e dei mercati si alternano al tempo sospeso, segreto e provvidenziale della lettura. È nel cuore del romanzo, quando la sterminata e cosmopolita famiglia di Wainaina finalmente si riunisce assumendo le complesse sembianze dell’intero continente, che si attiva l’illuminazione: «Un giorno scriverò di questo posto»”.

Gli scrittori africani vogliono il potere, Internazionale 10 novembre 2014

 

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“…ed uccisero la felicità” di Silvestro Montanaro
13 novembre 2014, 12:03
Filed under: Africa | Tag: , , ,

Silvestro Montanaro nella puntata di C’era una volta del 18 marzo 2013 raccontava l’intreccio di interessi che portò alla morte di Thomas Sankara, “giovanissimo e straordinario presidente del Burkina Faso, uno dei paesi più poveri del mondo” e la grande attualità del suo pensiero.



Somalia: un milione e mezzo di profughi
8 settembre 2009, 15:05
Filed under: Africa | Tag: , ,

Somalia-3

La Somalia ha un milione e mezzo di profughi interni. Lo ha riferito ieri la portavoce dell’Unhcr, Roberta Russo. Donne e bambini, per mettersi in salvo dalle quotidiane violazioni dei diritti umani, cercano rifugio in aree più sicure del proprio Paese.
“Alla fine di marzo, il numero dei profughi interni in Somalia era di 1,3 milioni; aumentato poi a causa dei violenti combattimenti, sopratutto a Mogadiscio. Ma negli ultimi due mesi, in particolare nelle capitale, i combattimenti sono ripresi con estrema violenza, e l’Onu segnala che ci sono circa 95.000 nuovi profughi, 77.000 dei quali in fuga dalla capitale”, scrive qui peacereporter.
Qui, sul sito dell’IRIN, trovate maggiori dettagli. Uno su tutti: 3 milioni e 800 mila somali, quasi metà della popolazione, ha urgente bisogno di aiuti umanitari.

Somalia: un incubo senza fine
di Matteo Guglielmo su Limes;
Sommet de l’Union africaine : pas de mesures concrètes contre les conflits su jeuneafrique.



Piove sul diluvio*
6 settembre 2009, 11:20
Filed under: Africa | Tag: , , , , , ,
A broken damn, overflowing tributaries and now fallen homes in Niger's Agadez commune. Photo taken 2 September 2009 © OCHA Niger

A broken damn, overflowing tributaries and now fallen homes in Niger's Agadez commune. Photo taken 2 September 2009 © OCHA Niger

ALLUVIONI NELL’OVEST: INGENTI DANNI, EMERGENZA SFOLLATI
fonte: Misna 4/9/2009 16.11

Almeno 350.000 persone sono state colpite dalle recenti piogge torrenziali, secondo stime diffuse dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli Affari umanitari (Ocha), in diversi paesi dell’Africa occidentale. L’ente dell’Onu avverte anche dei rischi crescenti di diffusione di malattie causate dalle acque insalubri (malaria, febbre gialla e colera) e sottolinea che le gravi alterazioni climatiche colpiscono popolazioni stabilite in zone urbane inadeguate e già vittime di una povertà diffusa. La stampa continentale riferisce soprattutto la vasta entità dei danni materiali e le distruzioni di infrastrutture che ostacolano i soccorsi. In Niger, in una zona abitualmente arida, le acque del Telwa hanno allagato la città di Agadez, rompendo la diga locale: almeno tre persone sono morte, circa 7000 famiglie hanno perso la casa e numerose infrastrutture cittadine sono inagibili. In Senegal, dove 30.000 case sono state allagate, l’emergenza riguarda gli sfollati della periferia di Dakar; se le autorità hanno deciso di riattivare il piano di soccorso ‘Orsec’ ideato nel 2005, la stampa senegalese riferisce lo scontento diffuso della popolazione per l’inadeguatezza degli interventi dello stato. In Ghana, si registrano 25 morti mentre 10.000 persone sono rimaste senza alloggio in Guinea. In Mauritania, in particolare nelle zone sud occidentali, il maltempo ha causato un morto e migliaia di senza tetto, aiutati tra l’altro dall’Algeria che ha inviato 35 tonnellate di derrate alimentari e un centinaia di tende per ospitargli. Il governo togolese segnala che a causa delle forti piogge la capitale nella regione dei Plateaux (sud-ovest), Atakpamém è ‘tagliata’ in due dopo il crollo del ponte che collega il centro città con i quartieri periferici.
[VV]

BURKINA FASO-GHANA: One country’s dam, another’s flood, IRIN humanitarian news and analysis;
UN warns on West Africa floods, BBC Africa.

* Tonino Guerra, Piove sul diluvio, Capitani Editore, Rimini, 1997



Non credere di avere diritti
25 agosto 2009, 14:32
Filed under: Africa, Diritti delle donne | Tag: , , ,
photo Swiatoslaw Wojtkowiak (www.nygus.info)

photo Swiatoslaw Wojtkowiak (www.nygus.info)

Nella notte fra il 3 e il 4 Agosto, dopo più di dieci anni di discussione, il Mali ha adottato un nuovo Codice di famiglia (117 deputati hanno votato a favore, 5 contrari e 4 astenuti). Fra i 1.100 nuovi articoli introdotti, molti riguardano i diritti delle donne: 18 anni come età minima per contrarre il matrimonio, diritti di successione estesi ai figli nati fuori dal matrimonio e alle figlie femmine, introduzione del divorzio consensuale e soppressione del “dovere d’obbedienza” della moglie nei confronti del marito.
Ma non a tutti piace l’Égalité fra l’uomo e la donna. Sabato scorso a Bamako circa 50.000 persone hanno partecipato a un incontro organizzato dall’Alto Consiglio Islamico del Mali. All’ordine del giorno respingere il nuovo codice sulla persona e la famiglia. “Siamo molto delusi, per almeno due disposizioni” – si rammarica Mohamed Kimbiri, direttore di radio Dambé. “Che i figli naturali, cioè nati fuori del matrimonio siano riconosciuti in successione, e che le figlie ricevano una quota pari al figlio maschio – e non la metà come prima – è in contraddizione con la legge islamica ”
Qui “da noi”, citando (e scherzando), si direbbe “Pole la donna permettissi di pareggiare coll’omo?” Tornando seri, vi segnialiamo qualche articolo per approfondire: MALI: Threats of violence greet new family code, Le nouveau Code de la famille, une grande avancée pour les femmes e Code de la famille : “La femme reste femme et l’homme reste homme”.
Saranno le donne a salvare l’Africa?

———————–

Stefano Liberti il 28 Agosto ha pubblicato sul manifesto il pezzo che segue:
AMADOU TOUMANI TOURÉ – Il presidente rimanda al Parlameno il nuovo codice della famiglia
Donne, il Mali fa dietro front
La nuova legge parificava i sessi nel matrimonio e nell’eredità
Una sconfitta per le donne maliane. Il nuovo codice della famiglia, per ottenere il quale avevano lottato strenuamente negli ultimi dieci anni, è stato rispedito ieri indietro al Parlamento dal presidente Amadou Toumani Touré «per il bene dell’unità nazionale».
Approvata all’inizio del mese dall’Assemblea nazionale con un vero e proprio plebiscito (117 sì, 4 no e 5 astenuti), la legge allargava notevolmente i diritti delle donne, che cessavano di dover «obbedienza al marito» e ottenevano maggiori diritti d’eredità. Portava il limite minimo d’età per il matrimonio a 18 anni e definiva lo stesso matrimonio una «istituzione laica», in cui i due coniugi vedevano parificati i propri diritti e doveri. Inoltre, secondo la nuova legge, la donna avrebbe potuto iniziare un’attività senza il consenso del marito (cosa oggi impossibile) e conferire la nazionalità maliana ai mariti stranieri (prerogativa finora riservata ai soli uomini).
Tutti questi punti – in particolare l’uguaglianza dei diritti uomo-donna sia all’interno del matrimonio che nella linea ereditaria – hanno fatto sussultare l’Alto consiglio islamico, che ha organizzato manifestazioni in tutto il paese e fatto pressioni sul presidente affinché non promulgasse la legge. Dopo il voto favorevole in Parlamento, varie proteste sono state organizzate, l’ultima delle quali ha portato in piazza lo scorso week-end 50mila persone nella capitale Bamako.
E alla fine ATT, come viene chiamato il capo di stato maliano, ha ceduto alla piazza, sebbene fosse stato lui stesso tra i principali sostenitori del nuovo codice di famiglia. In un messaggio televisivo, il presidente ha detto che «dopo diverse consultazioni con varie istituzioni dello stato, con la società civile, come le comunità religiose e con le associazioni professionali, ho preso la decisione di rimandare la legge sulla famiglia in Parlamento per una seconda lettura».
E il Parlamento, che non riesaminerà la legge prima della fine del mese sacro del Ramadan il 21 settembre, sicuramente la rivedrà in senso più restrittivo, cancellando alcune delle conquiste più importanti delle donne maliane.
Paese tradizionalista e a stragrande maggioranza musulmana, il Mali ha tuttavia un’impronta laica e una società civile molto attiva (in cui le donne hanno un ruolo tutt’altro che secondario) ed è probabile che l’alzata di scudi del consiglio islamico e l’ampiezza delle manifestazioni che ha saputo organizzare abbiano colto di sorpresa lo stesso presidente, che ha così deciso di non acutizzare le tensioni e rimandare la legge in Parlamento «per una seconda lettura». Touré ha detto che questa sua decisione non significa che la legge viene respinta, ma che vuole semplicemente chiedere al Parlamento di correggere «alcune imperfezioni», in modo da ottenere un sostegno più ampio.
Grande soddisfazioni è stata espressa dall’Alto consiglio islamico, che aveva minacciato ulteriori proteste. Le donne, da parte loro, non si danno per vinte e sperano di riuscire a volgere a proprio vantaggio la mossa del presidente, convincendo tutti della bontà del nuovo codice. «Facciamo appello agli uni e agli altri per organizzare larghe consultazioni per mettere l’unità nazionale al di sopra di tutto. Nel nostro paese, tutti sono per la promozione della donna. Ma, quando ci sono incomprensioni, bisogna sedersi, discutere e trovare soluzioni adeguate», ha detto Dembélé Oulématou Sow, presidentessa della Federazione nazionale dei collettivi di organizzazioni femminili in Mali.”



Petrolio e poesia. Patteggiamenti e diritti.
9 giugno 2009, 14:24
Filed under: Africa, Cose italiane, Diritti umani, Poesia | Tag: , ,

ken_saro_wiwa

Poeta ambientalista ucciso
Shell evita il processo con un assegno da 15 milioni

dal Corriere della Sera di oggi.

“Quattordici anni dopo la morte dello scrittore e attivista Ken Saro-Wiwa, il colosso petrolifero anglo-olandese Shell ha accettato di pagare 15 milioni e mezzo di dollari (11,1 milioni di euro) per evitare di comparire in un imbarazzante e clamoroso processo. La compagnia petrolifera era perseguita dal 1995 per complicità con l’ex regime militare nigeriano per quel che riguarda l’esecuzione di sei civili, che si opponevano ai suoi metodi di estrazione del petrolio. Tra le vittime appunto lo scrittore, poeta e attivista ambientalista Ken Saro-Wiva.” (qui il resto)

La Nigeria, Ken Saro-Wiwa e gli Ogoni su Wikipedia; il suo “re-burial” in un video della Bbc e Remember Ken Saro-Wiwa, il sito ufficiale.

La vera prigione (K. Saro-Wiwa)

Non è il tetto che perde
Non sono nemmeno le zanzare che ronzano
Nella umida, misera cella.
Non è il rumore metallico della chiave
Mentre il secondino ti chiude dentro.
Non sono le meschine razioni
Insufficienti per uomo o bestia
Neanche il nulla del giorno
Che sprofonda nel vuoto della notte
Non è
Non è
Non è.
Sono le bugie che ti hanno martellato
Le orecchie per un’intera generazione
E’ il poliziotto che corre all’impazzata in un raptus omicida
Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari
In cambio di un misero pasto al giorno.
Il magistrato che scrive sul suo libro
La punizione, lei lo sa, è ingiusta
La decrepitezza morale
L’inettitudine mentale
Che concede alla dittatura una falsa legittimazione
La vigliaccheria travestita da obbedienza
In agguato nelle nostre anime denigrate
È la paura di calzoni inumiditi
Non osiamo eliminare la nostra urina
E’ questo
E’ questo
E’ questo
Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero
In una cupa prigione.

Se volete saperne un po’ di più sulla questione vi invitiamo a rivedere la puntata di Report del 7 Giugno. Postiamo la prima parte, il resto lo trovate on line.

Segnaliamo anche i commenti su alcuni blog dall’Abruzzo dove, visti gli ultimi risultati elettorali, riprendono a “scaldarsi le trivelle”: Abruzzo No Triv, Nuovo senso civico e No all’Abruzzo petrolizzato dalla California.



Madirò in festa
29 maggio 2009, 00:19
Filed under: Africa | Tag: , ,

Volantino festa poderino

Vi segnaliamo la festa d’estate di Madirò, medici per lo sviluppo.
Stasera, Venerdì 29 Maggio, dalle ore 22 al Poderino
(Olmo – Fiesole, via delle Croci, 19)
Ingresso 10 Euro, incasso devoluto ai progetti di cooperazione e solidarietà.
Maggiori informazioni su www.madiro.it