Concausa


La città insorge
25 aprile 2009, 13:52
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“Di tanto in tanto mi alzo e spio dalla finestra la strada. C’è del movimento. Fascisti che fuggono o fascisti che si preparano a difendersi!? Verso il mattino mi addormento. Mi sveglia il trillo del telefono, all’alba. E’ Vergani. Pronuncia le parole che aspetto ormai da tanto tempo. Il momento è giunto. Tutte le pene, i lutti, le persecuzioni stanno per finire. Mi pare impossibile. Non avrei mai immaginato di ascoltare al telefono le parole dalla voce di Vergani: “La città insorge, agisci con la brigata secondo il piano stabilito.” Forse mi ero sempre figurato che le parole fossero gridate da un altoparlante alle folle sulle piazze.
Scendo in strada. E’ il 25 aprile. (…)
E’ un grande giorno. E’ il grande giorno.
C’è tutta la città che corre che grida, che insorge. Per ore e ore le squadre dei GAP e dei SAP, degli operai, dei giovani, in attesa delle formazioni di montagna in marcia verso Milano, corrono da un quartiere all’altro per eliminare un nido di resistenza fascista, per arrestare un gerarca, per costringere alla resa un reparto tedesco.
Quarantotto ore prima eravamo pochi, ora siamo folla. Però, dietro di noi a sorreggerci, ad aiutarci, a nasconderci, a sfamarci, a informarci, c’è sempre stata questa massa di popolo che ora corre per le strade, si abbraccia e ci abbraccia, e grida “Viva i partigiani”.

Giovanni Pesce, Senza tregua, Feltrinelli, p. 305.



Anniversari magnetici. Su nastro.
1 febbraio 2009, 04:00
Filed under: Milano, Radio | Tag: , ,

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Il primo giorno di febbraio del 1969 moriva John Geloso. Sì, esatto, quello del mangianastri. Ma non solo: l’azienda produceva anche radio, televisori, amplificatori, ricevitori amatoriali, apparecchi audio e componentistica elettronica. Alla Geloso si devono anche i kit di montaggio che permettevano di costruire da zero una radio o un televisore … so 50ties!!!

Il sito dell’azienda e la scheda su wikipedia.
Per radioamatori esigenti tutti i bollettini geloso sono scaricabili qui

Ehm… per chi per età, beato lui!, non ha idea di cosa sia l’oggetto in questione ricorriamo al Sabatini Coletti, qui. Dicesi mangianastri: denominazione commerciale di apparecchio automatico portatile che, mediante l’inserimento di bobine con nastri magnetici (musicassette, cassette), riproduce i suoni già incisi o ne registra altri SIN mangiacassette, registratore.



Libri e lacrimogeni
23 gennaio 2009, 00:39
Filed under: Milano | Tag: ,

moroni

(AGI) – Milano, 22 gen. – Con il centro sociale ‘Cox 18′ di via Conchetta, e’ stata sgomberata oggi a Milano anche l’adiacente ‘Calusca’ di Primo Moroni, storica libreria dagli anni Settanta punto di riferimento della sinistra radicale milanese. “Stanno sgomberando l’archivio immenso di mio padre e ne stanno tentando il sequestro”; il tam tam e’ partito sui blog questa mattina tramite la figlia di Moroni, Maysa, che sul web ha invitato alla mobilitazione, denunciando la violazione dell’archivio, “proprieta’ privata mia e di mia madre”. Un insieme enorme di testi, manoscritti e materiale informatico quello della ‘Calusca’, un archivio formatosi a partire dal 1971, quando Primo Moroni fondo’ la libreria che divenne tra i luoghi di ritrovo culturale piu’ noti del capoluogo lombardo. Fondata nel vicolo omonimo nel 1971, ha cambiato piu’ volte sede – sempre nella zona di Porta Ticinese – stabilendosi nel 1992 all’interno del centro sociale ‘Cox 18′. Primo Moroni, morto nel 1998, e’ stato uno dei principali protagonisti della vita della sinistra radicale milanese; scrittore e intellettuale, fu in prima linea negli anni delle proteste e del terrorismo politico. Nel 1988 scrisse con Nanni Balestrini ‘L’orda d’oro’ sull’ondata rivoluzionaria del Sessantotto; e’ anche coautore di ‘La Luna sottocasa. Milano tra rivolta esistenziale e movimenti politici’, storia sociale di Milano dal secondo dopoguerra alla fine degli anni Ottanta. Il suo archivio, che raccoglie i materiali della libreria, contiene anche volantini, manoscritti, archivi di riviste; alla raccolta di Primo Moroni e a quanto acquistato dalla libreria Calusca dopo la sua morte si sono aggiunti negli ultimi anni testi, incentrati sulla politica militante e il marxismo-leninismo, donati da frequentatori della libreria e vecchi compagni di vita politica di Moroni.

Sgomberato Cox 18, la casa di Primo Moroni, su carta.org.
Moratti sfratta la “Calusca”, su espresso.repubblica.it.
Blitz al centro sociale Conchetta a rischio l’archivio Primo Moroni, su milano.repubblica.it.
La figlia di Primo Moroni, Maysa, racconta cosa c’è nell’archivio, qui.



Milano 03
5 gennaio 2009, 11:31
Filed under: Cinema/Video, Letteratura, Milano | Tag: , , ,

“Dal portone di casa mia all’edicola, dicevo, ci sono due passaggi zebrati pericolosi. Ogni mattina in piazza c’è l’incidente stradale, due auto ferme muso contro muso, i guidatori in piedi a urlare, se uno non è già morto, e un capannello di gente sul marciapiede che sta a guardare. Intanto sono arrivati gli operai coi picconi e scavano la fossa. Scamiciati, col muso duro e rossiccio, danno di piccone sull’asfalto, e se poi la massicciata è troppo dura, arrivano altri col martello perforatore, ci premono sopra con tutto il corpo e vibrano dai piedi alla testa; vibra anche l’aria attorno a loro.
Aperta la buca, se ne vanno. Il giorno dopo altri operai provvedono a rimettere a posto la terra scavata, che risulta sempre troppa e fa montarozzo, sicché bisogna far venire il rullo compressore a schiacciarla, e poi un’altra macchina a stendere altro asfalto, bitume e ghiaino. Gli scavatori intanto si sono spostati un poco più in là, sempre sul marciapiede, e scavano una fossa nuova, che sarà riempita puntualmente il giorno dopo.
Nessuno ha mai saputo perché facciano queste fosse. Non è che poi ci sotterrino i morti del settimanale incidente d’auto gravissimo, ad ammonimento per gli incauti, e nemmeno vanno a cerca di reliquie, di ruderi, di tartufi, di minerali. Sotto l’asfalto, sotto la massicciata, trovano terra e soltanto terra, da rimettere in sito ogni volta, eppure scavano, e la gente non protesta per l’incomodo, né per il fragore dei martelli vibratili. La gente protesta semmai se nella casa di fronte tengono il grammofono troppo alto e arrivano a cascata le note di Vivaldi.
Per i rumori lavorativi c’è rispetto sommo, invece, e in quel dissennato scavare tutti vedono il segno del progresso. Anche perché non hanno scordato di quando, tre anni or sono, vennero in piazza con le macchine pesanti e aprirono una buca vasta come un cratere, che si riempì subito dell’acqua d’una fogna sfiancata, e ci galleggiavano tavoloni, carriole, gatti morti. Non s’era mai visto nella zona scavo più grande e più drammatico, e tutti stavano a guardare con ammirazione, fino al giorno in cui riempirono il cratere e ci misero sopra, a coperchio, una tettoia di plastica azzurra, tutta a guglie puntute come una pagoda. Che cosa ci sia sotto nessuno l’ha mai capito bene, ma intanto, dicono, ci ha lavorato un branco di gente, e come si sa il lavoro fa circolare la grana, l’operaio spende i dané e se ne avvantaggiano tutti.”

Luciano Bianciardi, La vita agra, Bompiani.

Bianciardi legge Bianciardi.
Via ilcorvojoe.

Dove la vita è agra. Filmato Rai 1962 scritto da Luigi Silori.
Via wopey.



Milano 02 – Nei garage a Milano Nord
20 dicembre 2008, 23:35
Filed under: Milano, Musica | Tag: ,

Il “foto-montaggio” di Goodmorningblues sulla canzone di Vasco Brondi.

Vasco Brondi, Targa Tenco 2008 miglior opera prima, e il suo space.
Il sito delle luci della centrale elettrica.
La copertina del disco “Canzoni da spiaggia deturpata” è di Gipi.



Milano 01
20 dicembre 2008, 23:05
Filed under: Milano, Noir | Tag:

“C’è qualcuno che non ha ancora capito che Milano è una grande città,” disse a Mascaranti, “non hanno ancora capito il cambio di dimensioni, qualcuno continua a parlare di Milano, come se finisse a Porta Venezia o come se la gente non facesse altro che mangiare panettoni o pan di meino. Se uno dice Marsiglia, Chicago, Parigi, quelle sì che sono metropoli, con tanti delinquenti dentro, ma a Milano no, a qualche stupido non dà la sensazione della grande città, cercano ancora quello che chiamano il colore locale, la brasera, la pesa, e magari il gamba de legn. Si dimenticano che una città vicina ai due milioni di abitanti ha un tono internazionale, non locale, in una grande città come Milano, arrivano sporcaccioni da tutte le parti del mondo, e pazzi, e alcolizzati, drogati, o semplicemente disperati in cerca di soldi che si fanno affittare una rivoltella, rubano una macchina e saltano sul bancone di una banca gridando: Stendetevi tutti per terra, come hanno sentito che si deve fare. Ci sono tanti vantaggi dall’ingrandimento della città, ma ci sono anche cambiamenti che fanno pensare. Queste storie di regolamento dei conti,” fece cenno di no, a Mascaranti, che non fumava, “fanno davvero pensare a molte cose. Sono bande organizzate militarmente, armate, con elementi decisi assolutamente a tutto, con tutta una serie di basi di attacco o di nascondiglio, dislocate un po’ dappertutto. Noi abbiamo trovato per caso la Binaschina, ma quante ce ne saranno di basi come quella dentro i confini della provincia di Milano? E’ qui a Milano che ci sono i soldi ed è qui che vengono a prenderli, con ogni mezzo, anche col mitra.”

Giorgio Scerbanenco, Traditori di tutti, Garzanti.

Carlo Lucarelli scrive a Giorgio Scerbanenco, qui.