Concausa


…. sigo siendo un ilegal
9 maggio 2010, 23:25
Filed under: Musica | Tag: , , ,

“De que me sirve el dinero,
si estoy como prisionero…”

Julieta Venegas. Homenaje a Los Tigres Del Norte.



… Il tempo passa, lo misuro con un’altra sigaretta (buon anno nuovo!)
5 gennaio 2010, 22:04
Filed under: Musica | Tag:

Kina.



Prima che l’incostanza offuschi lo splendore
18 ottobre 2009, 13:42
Filed under: Musica | Tag: ,

“shizukani tokino kizuni kurushimu
murewo kundewa tobanai taka
furuki oshiewo tadotte
kokoronomamani konokanashimiwo norikoete”
Franco Battiato, Le aquile non volano a stormi, Dieci stratagemmi.



… pero no cambia mi amor por mas lejo que me encuentre
8 ottobre 2009, 10:45
Filed under: America Latina, Musica | Tag: , ,

mercedes_sosa_1495364c

Riportiamo ampi stralci dell’articolo di Sebastián Lacunza pubblicato su il manifesto il 06.10.2009 intitolato LA VOZ – La Mercedes del popolo. E ci aggiungiamo qualche link…

“Una folla in lacrime ha reso omaggio a La Negra, come veniva chiamata la cantante argentina Mercedes Sosa. Simbolo della lotta alla dittatura, si schierò contro i militari, fu arrestata e poi costretta all’esilio a Parigi. Tornata nel 1982, affrontò la desolazione del momento con «Solo le pido a Dios». L’ultimo album è «Cantora, un viaje intimo»
Le strade di Buenos Aires erano bagnate dopo una notte di tormenta, ma ieri mattina erano ancora piene di uomini e donne che si accalcavano per rendere l’ultimo omaggio a Mercedes Sosa, il cui corpo era vegliato nella camera ardente montata nel Congresso. «La Negra», come era conosciuta, icona per antonomasia della musica popolare latino-americana e dell’impegno contro tutte le dittature, era morta più di 24 ore prima, alle 5 e un quarto della mattina di domenica e il popolo, a decine di migliaia e molti di loro «morochos» dalla carnagione scura dell’Argentina profonda, era accorso silenzioso per il commiato.
Il feretro di Mercedes sarebbe stato poi salutato da cantanti di tutte le epoche e da una moltitudine nel tragitto dal Congresso alla Chacarita, il maggior cimitero della capitale argentina. Dai balconi gettavano fiori e sventolavano fazzoletti d’addio. Lacrime non solo qui a Buenos Aires. Era morta un’interprete ineguagliabile della musica popolare dell’America latina, e ancor di più. Lei stessa aveva detto poco tempo fa che i premi e gli allori ricevuti nel mondo «non sono solo perché canto ma anche perché penso. Penso agli esseri umani, penso alle ingiustizie. Credo che se io non avessi pensato a queste cose, il mio destino sarebbe stato un altro. Non mi sono sbagliata quando ho cominciato a pensare ideologicamente». (…)
Su richiesta della Negra, le sue ceneri saranno disperse nei tre estremi dell’Argentina: Tucuman, la provincia in cui nacque il 9 luglio del 1935, la capitale culturale del nord argentino e culla dei volti dai tratti indigeni come quelli di Mercedes; Mendoza, alla frontiera con il Cile, la provincia in cui insieme al suo ex-marito Manuel Matus e Armando Tejada Gomez diede nuova vita alla musica folcloristica negli anni ’60; e Buenos Aires, la città che le diede una proiezione mondiale.
Il destino ha voluto che nella notte di domenica, poche ore dopo la morte di Mercedes Sosa, nella piazza centrale di Tucuman fosse in programma un concerto con Leon Gieco, autore di una canzone che la voce della Negra rese un inno all’umanità. Il concerto di Gieco si è trasformato inevitabilmente in un commosso omaggio a sua «sorella, madre e amica» quando lui e tutta la piazza hanno intonato le parole della canzone: «Solo le pido a Dios/ que el engaño no me sea indiferente./Si un traidor puede mas que unos cuantos/ que esos cuantos no lo olviden facilmente».
Rodolfo Braceli, biografo di Mercedes, le chiese una volta di definire in tre parole la sua infanzia a Tucuman: «Né tre né due, ma una: felicità», per poi spiegare che la povertà della sua casa natale non aveva mai significato la perdita della speranza. Un altro mondo.
La musica popolare è parte integrante della vita quotidiana delle famiglie e delle scuole del nord argentino. Mercedes lasciò Tucuman come maestra di danze folcloristiche e, dalla fine degli anni ’50, Mendoza la trovò già identificata nel comunismo.
Lei stessa raccontò che il mitico cantante Jorge Cafrune nel ’65 l’adottò artisticamente, vinse pregiudizi e l’introdusse nei piani alti della musica popolare. Sarà stato per quello che Mercedes aprì la strada negli anni successivi a decine di cantanti che oggi la piangono. Era felice e senza remore quando sul palco poteva duettare con i suoi compagni: lo fece con oscuri cantanti locali e con gente del calibro di Charly Garcia, Fito Paes, Juan Manuel Serrat, Ariel Ramirez, Victor Heredia, Silvio Rodriguez, Pablo Milanes, Joaquin Sabina, Teresa Parodi, Chico Buarque, Caetano Veloso, Milton Nascimento e Luciano Pavarotti.
Tucuman, provincia devastata e traumatizzata dalla dittatura del ’76-’83, sarebbe rimasta il punto di riferimento della sua vita. Nei suoi toni, nella naturalezza delle sue reazioni, nel suo repertorio (bisogna risentire Luna tucumana di Atahualpa Yupanki), nel poncho colorato e nei suoi ricordi.
In esilio negli anni ’70 e ’80, scelse un auto-esilio dalla sua provincia natale una volta tornata la democrazia, quando negli anni ’90 i traumi del passato spinsero la società tucumana a eleggere con il voto il genocida Antonio Domingo Bussi (oggi condannato all’ergastolo) come governatore.
La crescita della sua fama nella decade dei ’70 fu inarrestabile, però il suo repertorio, con canzoni di Violeta Parra, Armando Tejada Gomez, Eduardo Fallù, Atahualpa e Cesar Isella, diventava sempre più scomodo per quegli anni di dittature. Quando arrivò il golpe anche in Argentina, rimase nel paese fin quando fu arrestata, nel ’79, dopo un recital a La Plata. Poi andò in esilio.
In questi giorni, la tv ha rimesso in onda un concerto intimo e bellissimo (ritrovabile in youtube cercando «Mercedes Sosa La cigarra»). Magra, giovane, malinconica, triste la si vede mentre intona, in Svizzera davanti a un pubblico silenzioso, in pieno esilio, la canzone di Maria Estela Walsh che dice: «Tantas veces me borraron/ tantas desaparecì,/ A mi proprio entierro fui/ sola y llorando./ Hice un nudo en el pañuelo/ pero me olvidé despues/ que no era la unica vez,/ y volvì cantando».
Nel 1982 l’Argentina contava già 30 mila desaparecidos, e fra loro una buona parte dei suoi intellettuali e dei suoi sindacalisti più combattivi. Le isole Malvine avevano significato la sconfitta più crudele davanti agli inglesi. Circa 800 ragazzini poveri di provincia avevano lasciato la vita in quella assurda guerra nel sud. La società era spezzata, mai più si sarebbe recuperato i livelli accettabili di eguaglianza sociale che aveva portato il peronismo. Gran parte della classe media cominciava a rendersi conto dell’orrore che non aveva voluto vedere, e che anzi aveva appoggiato. Come affrontare una simile desolazione?
Uno dei modi fu ascoltare Mercedes Sosa che cantava Solo le pido a Dios al teatro dell’Opera della calle Corrientes, a pochi metri dall’obelisco di Buenos Aires.
Era irrefrenabile. Negli anni seguenti, in democrazia, percorse il mondo davanti a teatri sempre gremiti. Roma, New York, Berlino, Tel Aviv. Prima, però, si lanciò a testa bassa contro le dittature del continente. Lo stadio Centenario di Montevideo l’accolse trionfalmente nell ’83. Qualche anno dopo fu la volta di Santiago del Cile, dove si ricompose idealmente il duetto con Violeta Parra. Tuttavia l’esilio aveva lasciato una ferita irrimarginabile in Mercedes. Racconta suo figlio Fabian che la Negra lo chiamava da Madrid sull’orlo del suicidio, e 15 anni dopo il ritorno entrò in una depressione profonda, che lei stessa attribuì all’esilio. Ne uscì cantando, come La cigarra.”

“Tantas veces me mataron,
tantas veces me morí,
sin embargo estoy aquí
resucitando.
Gracias doy a la desgracia
y a la mano con puñal,
porque me mató tan mal,
y seguí cantando”.

“Te vas Alfonsina
Con tu soledad
¿Qué poemas nuevos
Fuíste a buscar?
Una voz antigüa
De viento y de sal
Te requiebra el alma
Y la está llevando
Y te vas hacia allá
Como en sueños
Dormida, Alfonsina
Vestida de mar”.



I was in Florence 1979-2009
11 settembre 2009, 20:06
Filed under: Musica | Tag: , ,

people have the power(2)

“I believe everything we dream
can come to pass through our union
we can turn the world around
we can turn the earth’s revolution
we have the power
People have the power…”



Da una terra che ci odia ad un’altra che non ci vuole
11 maggio 2009, 09:50
Filed under: Diritti umani, Musica | Tag: ,

Pane e coraggio
Ivano Fossati

Proprio sul filo della frontiera
il commissario ci fa fermare
su quella barca troppo piena
non ci potrà più rimandare
su quella barca troppo piena
non ci possiamo ritornare.

E sì che l’Italia sembrava un sogno
steso per lungo ad asciugare
sembrava una donna fin troppo bella
che stesse lì per farsi amare
sembrava a tutti fin troppo bello
che stesse lì a farsi toccare.

E noi cambiavamo molto in fretta
il nostro sogno in illusione
incoraggiati dalla bellezza
vista per televisione
disorientati dalla miseria
e da un po’ di televisione.

Pane e coraggio ci vogliono ancora
che questo mondo non è cambiato
pane e coraggio ci vogliono ancora
sembra che il tempo non sia passato
pane e coraggio commissario
che c’hai il cappello per comandare
pane e fortuna moglie mia
che reggi l’ombrello per riparare.

Per riparare questi figli
dalle ondate del buio mare
e le figlie dagli sguardi
che dovranno sopportare
e le figlie dagli oltraggi
che dovranno sopportare.

Nina ci vogliono scarpe buone
e gambe belle Lucia
Nina ci vogliono scarpe buone
pane e fortuna e così sia
ma soprattutto ci vuole coraggio
a trascinare le nostre suole
da una terra che ci odia
ad un’altra che non ci vuole.

Proprio sul filo della frontiera
commissario ci fai fermare
ma su quella barca troppo piena
non ci potrai più rimandare
su quella barca troppo piena
non ci potremo mai più ritornare.

(Attraverso Nadia e il suo profilo su Facebook. Grazie.)



Se oggi siete a Ferrara…
10 maggio 2009, 08:00
Filed under: Musica | Tag: , , ,

nico_12

LIFE ALONG THE BORDERLINE. A TRIBUTE TO NICO
A cura di John Cale con Lisa Gerrard, Mark Lanegan, Mark Linkous, Peter Murphy e molti altri…
Domenica 10 maggio 2009 – Ferrara @ Teatro Comunale. Ore 21,00.

Nico su wikipedia e su youtube. Qui la recensione della versione londinese dello spettacolo che Dorian Lynskey ha pubblicato su The Guardian il 14 Ottobre 2008.