Concausa


rituali natalizi 01
18 dicembre 2008, 15:43
Filed under: Antropologia | Tag:

Rispolveriamo, pubblicandone un brano, un libro del 2001 dell’antropologa francese Martyne Perrot. Questo.
Una piccola provocazione sotto l’albero.

“La tradizione del Natale, come qualsiasi altra, ci rimanda all’ interrogativo delle sue origini e, forse ancora più di altre feste, alle origini delle nostre società occidentali, perché non c’ è dubbio che sia una delle ricorrenze più antiche. Anche di questa straordinaria continuità nel tempo occorre trovare le ragioni: ragioni delle funzioni sociali che continua a garantire, dei simboli che incarna ancora e dei sentimenti che ispira da sempre. E’ la festa del solstizio d’ inverno, poi diventata la festa cristiana della Natività, che ci rimanda all’ alba dei tempi e all’ inizio della nostra era; evoca riti lontani, mitologie arcaiche. Questo fatto spiega certamente come mai abbia dato luogo a teorie disparate e spesso contraddittorie, sia riguardo alla data della sua apparizione sia per i riferimenti pagani o cristiani, sia ancora per le specificità culturali e geografiche. Senza entrare nel dettaglio delle interpretazioni teologiche, folcloriche e di storia delle religioni, è in ogni caso possibile fare una distinzione tra due grandi filoni tematici. Il primo è quello che vuole evidenziare le radici pagane di una festa cristiana, mettendola in relazione con i riti del solstizio d’ inverno: è la strada seguita dagli storici e dagli studiosi di mitologia. Il secondo, invece, vuole fondare le sue origini puramente cristiane sulle modalità di una rottura con il mondo pagano: è quello che tendono a fare piuttosto i teologi. (~) Il solstizio d’ inverno, dal latino sol (sole) e stare (fermarsi), che significa letteralmente «arresto del sole», segnando la fine del declino del sole ne annuncia anche la rinascita. Questa «transizione astronomica» ha sempre impressionato gli esseri umani: fa riemergere antiche paure, il timore di non vedere più risorgere il sole. E’ anche un periodo pericoloso in cui i morti insidiano i vivi. S’ intuisce allora come il sole sia stato ben presto oggetto di culti diversi, come attestano molti indizi in tutta l’ area indoeuropea, e che abbia dato alla fine luogo alla creazione di una teologia solare che sarà determinante nell’ emergere del monoteismo cristiano e della quale diversi elementi saranno reinterpretati nella festa del Natale. Dal nord al sud l’ Europa ha dunque conosciuto celebrazioni del solstizio invernale. La festa di Yule, per esempio, era diffusa in tutta la Scandinavia ed era una celebrazione dei morti come della fertilità che ben illustra l’ incontro tra le culture funerarie e quelle agrarie. Faceva parte di quelli che Mircea Eliade definisce «riti di rigenerazione del tempo». Per i popoli nordici questo era un periodo favorevole al riavvicinamento dei vivi con i morti che, al culmine della festa, invadevano il mondo per favorire un ritorno alla vita assimilabile a quello che si osserva nel regno vegetale. In uno schema culturale che definiremmo «agricolo», dunque, la morte è semplicemente una condizione provvisoria e le lunghe notti invernali che favoriscono questi culti anticipano già la rinascita della vegetazione. A sud, nell’ Impero romano, proprio nello stesso periodo si poteva assistere alla ripresa di una delle feste più antiche e più popolari della religione romana, i Saturnali, che si svolgevano tra il 17 e il 24 dicembre. La libertas decembris cantata da Orazio celebrava il regno di Saturno, il dio delle sementi e dell’ agricoltura. Era il sovrano regnante in quell’ età dell’ oro che non conosceva la schiavitù e la proprietà. La fine dell’ anno era per questo riservata alle più sfrenate licenze; l’ ordine gerarchico era sistematicamente rovesciato; il fatto più caratteristico era l’ abolizione della distinzione tra libero e schiavo tanto che quest’ ultimo poteva prendersi gioco del padrone, poteva bere e scatenarsi come lui. Il re dei Saturnali, un giovane soldato scelto per sorteggio, concludeva la festa dandosi la morte dopo avere gustato ogni piacere per trenta giorni. La presenza dei morti, il sacrificio come le orge, segnavano così la fine dell’ anno. Gli ultimi giorni, in occasione della festa dei Sigillaria, i Romani si scambiavano regali, organizzavano festini e decoravano le case con l’ edera. È questo, senza dubbio, il più antico ricordo del Capodanno”.

Sempre in tema natalizio, segnaliamo nuovi rituali elettrodomestici in uso presso le tribù occidentali.

Made in AKQA
Executive Creative Director: James Hilton
Creative Director: Colin Byrne/James Capp
Agency Producer: Mays Al-Ali

Produced by Bikini and AKQA.FILM
Director: Jonty Toosey
DOP: Bruce Jackson
Producer: Phil Barnes
Art Dept: David Rosen
Executive Producer : Kate Elson

Edit by Cut And Run
Editor: Ben Campbell

Sound design by Adelphoi
Sound designer: Shervin Shaeri
Producer: Sean Atherton

Post Production/TK by Rushes
Producer: Carl Grinter

Cameras supplied by Take2
Lighting supplied by Aim Image & Arri Focus
Filmed at Pinewood Studios, London

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