Concausa


Aminatou è a El Ayun!
18 dicembre 2009, 01:42
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La intervención de Sarkozy, clave para resolver la crisis
Haidar aterriza en El Aaiún donde es recibida por decenas de seguidores

Aminatu Haidar ha logrado su sueño. Después de 32 días de pesadilla y de huelga de hambre, la activista saharaui ha aterrizado en El Aaiún, donde se encuentra su hogar y desde donde fue expulsada por las autoridades marroquíes.

En la capital del Sáhara Occidental, decenas de seguidores se han acercado a su casa para recibirla con gritos de: “¡Viva Aminatu!”, “¡Viva el Polisario!” y “¡Fuera Marruecos!.” (continua qui su El Mundo)

Sarkozy, clave en la resolución de la crisis provocada por Haidar sempre su El Mundo.
Haidar: “Esto es la victoria de la justicia y el derecho internacional” su El Pais.



Aminatou in ospedale
17 dicembre 2009, 12:40
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Spagna, Aminatu Haidar portata d’urgenza in ospedale
(fonte: peacereporter)
Aminatu Haidar, l’attivista del Sahara occidentale in sciopero della fame da oltre un mese nell’aeroporto di Lanzarote (Canarie), è stata ricoverata in ospedale. Ieri le sue condizioni sanitarie avevano subito un brusco peggioramento e nella notte, in seguito a violenti nausee, Aminatu è stata portata d’urgenza in ospedale. Secondo i media spagnoli la donna avrebbe anche vomitato sangue.
Edi Escobar, la portavoce della Haidar, ha fatto sapere che l’attivista saharaui era intenzionata a proseguire il digiuno per cercare di smuovere le autorità marocchine e convincerle ad autorizzare il suo ritorno a casa.

Haidar, ingresada en la UVI de un hospital a petición propia su swissinfo.ch
Western Sahara hunger striker Haidar taken to hospital su news.bbc.co.uk



Tieni duro Aminatou!
29 novembre 2009, 16:43
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«Sono con te» Una lettera di Saramago

Cara Aminatou Haidar,
se fossi a Lanzarote sarei al tuo fianco. E non perché tu sia una militante separatista, come ti ha definito l’ambasciatore del Marocco, ma esattamente per il contrario: credo che il pianeta sia di tutti e tutti abbiamo il diritto al nostro spazio per poter vivere in armonia.
Credo che i separatisti sono quelli che separano le persone dalla loro terra, le cacciano, cercano di sradicarle perché, divenendo qualcosa di diverso da quello che sono, gli uni acquisiscano maggior potere e gli altri perdano la loro auto-stima e finiscano per essere inghiottiti dalla sopraffazione.
Il Marocco con il Sahara viola tutte le regole della buona condotta. Disprezzare i sahrawi è la dimostrazione che la carta dei diritti umani non ha valore nella società marocchina, che non protesta per quello che si fa con i suoi vicini; ed è, soprattutto, l’evidenza che il Marocco non rispetta se stesso: chi è sicuro del suo passato non ha bisogno di espropriare chi sta al suo fianco per esprimere una grandezza che mai nessuno gli riconoscerà.
Perché se il potere del Marocco riuscirà a piegare i sahrawi, quel paese, per altri versi ammirevole, avrà ottenuto la più triste delle vittorie, una vittoria senza onore, per nulla luminosa, acquisita sulla vita e sui sogni di tanta gente che voleva vivere in pace nella sua terra e con i suoi vicini per fare del continente, tutti insieme, un luogo più abitabile.
Cara Aminatou Haidar: hai dato un esempio valoroso riconosciuto in tutto il mondo. Non mettere in pericolo la tua vita perché davanti a te hai ancora da combattere molte battaglie, e tu sei necessaria.
Noi, tuoi amici, amici del tuo popolo porteremo il testimone in tutte le sedi necessarie. Al governo di Spagna chiediamo che mostri sensibilità. Con te, con la tua gente. Sappiamo bene che i rapporti internazionali sono molto complicati, ma sono passati molti anni da quando è stasta abolita la schiavitù delle persone e dei popoli. Non si tratta di umanitarismo: le risoluzioni delle Nazioni unite, il diritto internazionale e il senso comune stanno da una parte sola, e questo in Marocco e in Spagna lo sanno.
Lasciamo che Aminatou ritorni a casa con il riconoscimento del suo valore, alla luce del sole, perché sono le persone come lei che danno personalità al nostro tempo, e senza Aminatu tutti saremmo più poveri. Il problema non ce l’ha Aminatou, ce l’ha il Marocco. E può risolverlo, dovrà risolverlo, e non rispetto a una fragile donna ma a tutto un popolo che non si arrende perché non può capire né la irrazionalità né la voracità espansionista, propria di altri tempi e di altri livelli di civilizzazione.
Un abbraccio molto forte, cara Aminatou Haidar.
Josè Saramago

Molti altri video li trovate caricati sul canale del Diario de Lanzarote, qui su youtube.

Take action sul sito di Amnesty Internacional USA, qui per scrivere a Hillary Clinton.



“Nunca pensé que el Gobierno le haría un favor tan sucio a Marruecos”
28 novembre 2009, 12:42
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Tomas Barbulo, giornalista spagnolo che da molti anni segue la questione saharawi, ha intervistato all’aeroporto di Lanzarote Aminetu Haidar, la famosa attivista per i diritti umani che sta proseguendo lo sciopero della fame. L’intervista è qui, sul numero odierno di El Pais.

I libri di Barbulo non sono tradotti in italiano, purtroppo. Se leggete lo spagnolo li potete trovare qui.

Se vi va di rivedere il piccolo video che abbiamo fatto qualche tempo fa grazie alla collaborazione di Aminetu, ve lo linkiamo qui sotto.

Questo qui sotto, invece, è il pezzo di Stefano Liberti pubblicato su il manifesto del 25/11:

La sequestrata dell’isola Lanzarote
L’attivista espulsa dal Marocco e bloccata in Spagna Deportata e trattenuta alle Canarie contro la sua volontà, la Gandhi del Sahara Occidentale è in sciopero della fame da dieci giorni. La sua espulsione si inserisce in un giro di vite di Rabat contro gli attivisti della regione. Altri sette sono in attesa di giudizio nel carcere di Salé. Il re Mohammed VI lo ha detto chiaramente: «Nessuna indulgenza per i traditori dell’integrità nazionale»
Era arrivata venerdì 13 novembre ad Al Aaiun, la capitale amministrativa del Sahara Occidentale, dopo un lungo giro per ritirare premi internazionali a lei assegnati. Sbarcata nella città dove vive, è stata trattenuta all’aeroporto, interrogata, privata del passaporto e poi reimbarcata su un aereo in direzione di Lanzarote, nelle isole Canarie spagnole. Aminatou Haidar, presidente del Collettivo dei difensori sahrawi dei diritti umani (Codesa) e nota come la Gandhi sahrawi, è stata espulsa dal Marocco.
La sua colpa aver dichiarato – come sempre fa quando rientra nella sua città – che il suo paese di residenza è il Sahara occidentale, e non il Marocco, che occupa il territorio dal 1975. A differenza dal passato, questa volta Haidar è stata allontanata e rimandata in Spagna, nonostante fosse priva di passaporto.
A Lanzarote, si è poi consumata la seconda parte della sua odissea, ancora in corso. Malgrado avesse fatto presente di non avere passaporto, Aminatou è stata imbarcata sul volo per le Canarie. Arrivata a Lanzarote, ha tentato di acquistare un biglietto per tornare ad Al Aaioun. Ma le è stato impedito, dal momento che – le ha spiegato la polizia – «non era in possesso di un documento di viaggio internazionale». Da allora Haidar, che accusa la Spagna di connivenza con il Marocco in quella che sembra una vera e propria trappola, è bloccata all’aeroporto di Lanzarote, dove porta avanti uno sciopero della fame, arrivato ieri al decimo giorno.
Aminatou non è nuova a proteste di questo tipo. L’ultimo sciopero della fame lo ha portato avanti «per 50 giorni» nel 2005, mentre scontava una condanna nella famigerata «prigione nera» di Al Aaiun. Questa signora di 42 anni, dal fisico esile ma dall’ostinazione d’acciaio, ha una lunga consuetudine con le carceri marocchine. Già ai tempi bui di Hassan II ha passato quattro anni detenuta senza vedere avvocati né essere sottoposta a processi.
Negli ultimi anni ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, fra cui il Premio per i diritti umani della Fondazione Robert Kennedy e quello al Coraggio civile della Fondazione Train, ritirato a New York pochi giorni prima di imbarcarsi nel viaggio che si sarebbe concluso con la sua espulsione.
La mossa del Marocco si inserisce in un giro di vite che sta colpendo negli ultimi mesi gli attivisti sahrawi che vivono nella parte occupata del Sahara occidentale. L’8 ottobre scorso, sette militanti – tra cui il vice-presidente della Codesa Ali Salem Tamek e Brahim Dahane, presidente dell’Associazione sahrawi delle vittime di violazioni dei diritti umani (Asvdh) – sono stati arrestati al loro ritorno da un viaggio negli accampamenti di Tindouf, in Algeria, dove vivono 200mila rifugiati sahrawi. Detenuti nel carcere di Salé, saranno processati a Rabat per attentato alla sicurezza dello stato. Dahane è tra l’altro al centro di uno scontro diplomatico con la Svezia: il 3 novembre scorso, il governo di Stoccolma gli ha assegnato un premio per i diritti umani. Il giorno successivo, Rabat ha preteso l’allontanamento del numero due dell’ambasciata svedese.
Pochi giorni dopo il re Mohammed VI ha pronunciato un discorso in cui fustigava i «traditori dell’integrità nazionale», suggellando la «nuova linea» nei confronti degli attivisti sahrawi. Ma la cosa che più colpisce è il ruolo della Spagna. Nella vicenda di Aminatou, il ministro degli esteri Miguel Angel Moratinos ha detto che è pronto a darle lo status di rifugiata e ad accoglierla, facendo di fatto il gioco del Marocco, che si libererebbe così di una spina nel fianco. Ma lei non vuole vivere in Spagna. Vuole tornare nel suo paese e continuare a lottare per la causa a cui ha dedicato la vita intera.



La Toscana per la pace il ruolo attivo dell’Europa

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IV Settimana Europea dei Gemellaggi con la Toscana
II conferenza delle citta gemellate col popolo Saharawi
23-24-25 ottobre 2009
San Giuliano Terme – Campi Bisenzio – Firenze – Lucca

Cliccando sul PROGRAMMA potrete avere maggiori informazioni sulla manifestazione alla quale presenziera´anche il presidente Saharawi Mohamed Abdelaziz.



Articolo 9. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.
18 ottobre 2009, 23:40
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CARTEL 1 A-3
Costanza, presidente del Comitato Selma, ci segnala l’articolo “Ultime dal Marocco” del magistrato Nicola Quatrano, pubblicato sul sito dell’Osservatorio Internazionale per i diritti:

“I sette saharaoui arrestati l’8 ottobre all’aeroporto di Casablanca sono comparsi il 15 ottobre davanti al giudice istruttore della Corte di Appello di Casablanca, che però si è dichiarato incompetente perché le accuse loro rivolte, di attentato alla sicurezza estera dello Stato ed intelligenza col nemico, sono reati di competenza del Tribunale militare.
Nel pomeriggio dello stesso giorno, infatti, i detenuti sono comparsi davanti al giudice istruttore del Tribunale militare di Rabat, che li ha interrogati fino all’1 del mattino seguente. Successivamente sono stati riaccompagnati al carcere di Salé.
Brahim Dahane è riuscito a far sapere che sono stati trattenuti otto giorni nei locali della polizia giudiziaria, i primi tre giorni con gli occhi sempre bendati, e che sono stati interrogati da esponenti di diversi servizi di sicurezza. I detenuti hanno riconosciuto, tra gli altri, Bahri Hamid, ex vice wali della Sureté nationale a Laayoune.”
I militanti arrestati a Casablanca sono stati deferiti dinanzi il Tribunale militare per alto tradimento. Rischiano la pena capitale.

Il resto dell’articolo qui.

Della vicenda se ne parla anche in Un tribunal militar de Marruecos juzgará por traición a siete independentistas saharauis, articolo di IGNACIO CEMBRERO pubblicato su El Pais.



Naama Asfari, oggi il processo
24 agosto 2009, 02:41
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Naama Asfari, vice presidente del Comité pour le Respect des droits de l’homme au Sahara Occidental (Corelso), militante dei diritti umani e della causa nazionale saharaoui, è stato arrestato il 14 agosto alle 22.00.

E’ attualmente detenuto nella Prigione amministrativa di Tantan ed il processo a suo carico è fissato per il prossimo 24 agosto.
La signora Claude Mangin Asfari, moglie francese di Naama Asfari, ha constatato tracce di violenze sul corpo di suo marito, al quale hanno anche rotto gli occhiali.

Per Naama Asfari, come per molti attivisti in difesa dei diritti umani, non si tratta della prima esperienza di carcerazione. Stavolta il motivo è il possesso di un portachiavi con la bandiera saharawi.
L’Osservatorio Internazionale per i diritti è riuscito, “con mezzi di fortuna” a mettersi in contatto con lui e qui sul sito potete trovare la trascrizione del colloquio. Vedi anche Moroccan authorities detain Sahrawi rights defender, Naama Asfari.