Concausa


Somalia: un milione e mezzo di profughi
8 settembre 2009, 15:05
Filed under: Africa | Tag: , ,

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La Somalia ha un milione e mezzo di profughi interni. Lo ha riferito ieri la portavoce dell’Unhcr, Roberta Russo. Donne e bambini, per mettersi in salvo dalle quotidiane violazioni dei diritti umani, cercano rifugio in aree più sicure del proprio Paese.
“Alla fine di marzo, il numero dei profughi interni in Somalia era di 1,3 milioni; aumentato poi a causa dei violenti combattimenti, sopratutto a Mogadiscio. Ma negli ultimi due mesi, in particolare nelle capitale, i combattimenti sono ripresi con estrema violenza, e l’Onu segnala che ci sono circa 95.000 nuovi profughi, 77.000 dei quali in fuga dalla capitale”, scrive qui peacereporter.
Qui, sul sito dell’IRIN, trovate maggiori dettagli. Uno su tutti: 3 milioni e 800 mila somali, quasi metà della popolazione, ha urgente bisogno di aiuti umanitari.

Somalia: un incubo senza fine
di Matteo Guglielmo su Limes;
Sommet de l’Union africaine : pas de mesures concrètes contre les conflits su jeuneafrique.

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Happy new year, Somalia
1 gennaio 2009, 15:19
Filed under: Africa, Diritti umani, Musica | Tag: , ,

da Somalia, rinuncia Yusuf il presidente oltranzista di Stefano Liberti su ilmanifesto

“Nei cinque anni in cui è rimasto al potere, l’ex uomo forte della regione semi-autonoma del Puntland ha gestito il paese più come un capo-clan che come un presidente, appoggiandosi alle truppe etiopiche d’occupazione e alle proprie milizie majeerten, poco amate nel resto della Somalia. Con il suo atteggiamento intransigente, non è mai riuscito ad affermare la propria autorità sulla capitale Mogadiscio. Ha rifiutato, contro ogni indicazione da parte della comunità internazionale, il negoziato con quelle frange moderate delle Corte islamiche disposte a dialogare con il Tfg. Ha ingaggiato un pesante braccio di ferro con il premier Nur Hassan Hussein, reo di aver attivato contatti con l’opposizione e negoziato il ritiro delle truppe etiopiche. Lo ha quindi licenziato e sostituito, ma è poi stato sconfessato dal parlamento. Alla fine, dopo lunghe e tenaci resistenze, si è arreso alle pressioni sia interne che internazionali e si è ritirato con tutta la sua banda – parenti e collaboratori, già in fuga da Baidoa, sede del Parlamento di transizione – nel Puntland, la regione settentrionale da sempre sotto il suo controllo.
Malato e anziano, Yusuf è sempre stato un uomo poco incline al compromesso. Eletto alla presidenza in seguito all’incapacità dei membri del clan hawiye (maggioritari nel paese e nel parlamento) di esprimere un candidato unico, non ha mai lavorato alla ricerca di un negoziato reale che restituisse alla Somalia quel governo unitario che le manca dal 1991. Dopo essere entrato a Mogadiscio grazie all’intervento delle truppe etiopiche, che hanno cacciato nel 2006 le Corti islamiche, non ha fatto nulla per farsi accettare dalla popolazione. Ha dovuto confrontarsi invece con una sfiancante guerriglia, sia da parte delle milizie delle Corti che dai più radicali Shabaab, che hanno finito per riassumere il controllo di vaste zone del paese.
Le dimissioni di Yusuf sono state accolte con sollievo da tutti. Con toni diversi, la notizia è stata giudicata unanimamente come «positiva». Se il rappresentante speciale dell’Onu per la Somalia Ahmedou Ould-Abdallah ha sottolineato il «coraggio di Yusuf, unico presidente della Somalia a lasciare il potere volontariamente», il premier Nur Hassan Hussein ha definito meno diplomaticamente la rinuncia di Yusuf «un passo avanti verso la pace». Stesse parole da parte del Commissario per la pace e la sicurezza dell’Unione africana Ramntane Lamamra, che ha esortato tutti «a implementare gli accordi di Gibuti (firmati con parte dell’opposizione l’estate scorsa ndr) e nominare un governo inclusivo».
In effetti, le dimissioni del presidente rappresentano – insieme all’annunciato ritiro delle truppe etiopiche, da attuarsi nei prossimi giorni – una chance per la Somalia. Il ritiro dei soldati del paese vicino e del presidente, ritenuto uomo di Addis Abeba, era una condizione imprescindibile per riportare nel gioco politico quegli esponenti dell’opposizione afferenti all’Alleanza per la nuova liberazione della Somalia (Ars) che riunisce i residui della leadership delle Corte islamiche, al potere a Mogadiscio per sei mesi nel 2006. Il problema è che oggi in Somalia le Corti hanno perso molti sostegni e sul terreno è diventato invece sempre più forte il movimento degli Shabaab, i cui combattenti stazionano a pochi chilometri da Mogadiscio e sono pronti ad assumere il controllo della capitale e instaurarvi un regime ben più oltranzista di quello attuato dalle Corti islamiche nel breve periodo in cui sono rimaste al potere.”

La bio e il video di “Somalia” del musicista K’NAAN

“Somalia, il presidente si dimette” di Massimo A. Alberizzi, Corriere del 29.12.2008;
sempre dal Corriere, “Somalia, l’esodo dimenticato” reportage di Fausto Biloslavo, foto Alixandra Fazzina.
“New year heralds new Somali fears”, Mohamed Olad Hassan, BBC News, Mogadishu;
il blog somalia-news-articlesdi wariye.
la scheda di Ahmedou Ould Abdallah, inviato speciale dell’Onu, e della Somalia su wikipedia.