Concausa


Non credere di avere diritti
25 agosto 2009, 14:32
Filed under: Africa, Diritti delle donne | Tag: , , ,
photo Swiatoslaw Wojtkowiak (www.nygus.info)

photo Swiatoslaw Wojtkowiak (www.nygus.info)

Nella notte fra il 3 e il 4 Agosto, dopo più di dieci anni di discussione, il Mali ha adottato un nuovo Codice di famiglia (117 deputati hanno votato a favore, 5 contrari e 4 astenuti). Fra i 1.100 nuovi articoli introdotti, molti riguardano i diritti delle donne: 18 anni come età minima per contrarre il matrimonio, diritti di successione estesi ai figli nati fuori dal matrimonio e alle figlie femmine, introduzione del divorzio consensuale e soppressione del “dovere d’obbedienza” della moglie nei confronti del marito.
Ma non a tutti piace l’Égalité fra l’uomo e la donna. Sabato scorso a Bamako circa 50.000 persone hanno partecipato a un incontro organizzato dall’Alto Consiglio Islamico del Mali. All’ordine del giorno respingere il nuovo codice sulla persona e la famiglia. “Siamo molto delusi, per almeno due disposizioni” – si rammarica Mohamed Kimbiri, direttore di radio Dambé. “Che i figli naturali, cioè nati fuori del matrimonio siano riconosciuti in successione, e che le figlie ricevano una quota pari al figlio maschio – e non la metà come prima – è in contraddizione con la legge islamica ”
Qui “da noi”, citando (e scherzando), si direbbe “Pole la donna permettissi di pareggiare coll’omo?” Tornando seri, vi segnialiamo qualche articolo per approfondire: MALI: Threats of violence greet new family code, Le nouveau Code de la famille, une grande avancée pour les femmes e Code de la famille : “La femme reste femme et l’homme reste homme”.
Saranno le donne a salvare l’Africa?

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Stefano Liberti il 28 Agosto ha pubblicato sul manifesto il pezzo che segue:
AMADOU TOUMANI TOURÉ – Il presidente rimanda al Parlameno il nuovo codice della famiglia
Donne, il Mali fa dietro front
La nuova legge parificava i sessi nel matrimonio e nell’eredità
Una sconfitta per le donne maliane. Il nuovo codice della famiglia, per ottenere il quale avevano lottato strenuamente negli ultimi dieci anni, è stato rispedito ieri indietro al Parlamento dal presidente Amadou Toumani Touré «per il bene dell’unità nazionale».
Approvata all’inizio del mese dall’Assemblea nazionale con un vero e proprio plebiscito (117 sì, 4 no e 5 astenuti), la legge allargava notevolmente i diritti delle donne, che cessavano di dover «obbedienza al marito» e ottenevano maggiori diritti d’eredità. Portava il limite minimo d’età per il matrimonio a 18 anni e definiva lo stesso matrimonio una «istituzione laica», in cui i due coniugi vedevano parificati i propri diritti e doveri. Inoltre, secondo la nuova legge, la donna avrebbe potuto iniziare un’attività senza il consenso del marito (cosa oggi impossibile) e conferire la nazionalità maliana ai mariti stranieri (prerogativa finora riservata ai soli uomini).
Tutti questi punti – in particolare l’uguaglianza dei diritti uomo-donna sia all’interno del matrimonio che nella linea ereditaria – hanno fatto sussultare l’Alto consiglio islamico, che ha organizzato manifestazioni in tutto il paese e fatto pressioni sul presidente affinché non promulgasse la legge. Dopo il voto favorevole in Parlamento, varie proteste sono state organizzate, l’ultima delle quali ha portato in piazza lo scorso week-end 50mila persone nella capitale Bamako.
E alla fine ATT, come viene chiamato il capo di stato maliano, ha ceduto alla piazza, sebbene fosse stato lui stesso tra i principali sostenitori del nuovo codice di famiglia. In un messaggio televisivo, il presidente ha detto che «dopo diverse consultazioni con varie istituzioni dello stato, con la società civile, come le comunità religiose e con le associazioni professionali, ho preso la decisione di rimandare la legge sulla famiglia in Parlamento per una seconda lettura».
E il Parlamento, che non riesaminerà la legge prima della fine del mese sacro del Ramadan il 21 settembre, sicuramente la rivedrà in senso più restrittivo, cancellando alcune delle conquiste più importanti delle donne maliane.
Paese tradizionalista e a stragrande maggioranza musulmana, il Mali ha tuttavia un’impronta laica e una società civile molto attiva (in cui le donne hanno un ruolo tutt’altro che secondario) ed è probabile che l’alzata di scudi del consiglio islamico e l’ampiezza delle manifestazioni che ha saputo organizzare abbiano colto di sorpresa lo stesso presidente, che ha così deciso di non acutizzare le tensioni e rimandare la legge in Parlamento «per una seconda lettura». Touré ha detto che questa sua decisione non significa che la legge viene respinta, ma che vuole semplicemente chiedere al Parlamento di correggere «alcune imperfezioni», in modo da ottenere un sostegno più ampio.
Grande soddisfazioni è stata espressa dall’Alto consiglio islamico, che aveva minacciato ulteriori proteste. Le donne, da parte loro, non si danno per vinte e sperano di riuscire a volgere a proprio vantaggio la mossa del presidente, convincendo tutti della bontà del nuovo codice. «Facciamo appello agli uni e agli altri per organizzare larghe consultazioni per mettere l’unità nazionale al di sopra di tutto. Nel nostro paese, tutti sono per la promozione della donna. Ma, quando ci sono incomprensioni, bisogna sedersi, discutere e trovare soluzioni adeguate», ha detto Dembélé Oulématou Sow, presidentessa della Federazione nazionale dei collettivi di organizzazioni femminili in Mali.”

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Happy new year, Mali
4 gennaio 2009, 12:49
Filed under: Africa, Diritti umani, Musica | Tag: , , ,
Issa Samado ritrattista per le strade del Mali.

Issa Samado ritrattista per le strade del Mali.

L’agenzia Misna riporta che “scontri tra reparti dell’esercito e gruppi armati tuareg sono in corso nel Mali settentrionale: lo hanno riferito oggi sia ufficiali delle forze armate che responsabili della formazione ribelle guidata da Ibrahim Ag Bahanga. Secondo le fonti militari, i combattimenti seguono l’inizio di un’offensiva dell’esercito contro “gruppi di banditi armati”, un’espressione con la quale sono di solito indicati i ribelli di Ag Bahanga. A un’agenzia di stampa straniera, un dirigente del gruppo tuareg ha detto che gli scontri hanno già provocato dei “feriti”. L’inizio dell’offensiva di Bamako segue di un giorno l’uccisione di due notabili filo-governativi nella città nord-occidentale di Gao, una delle zone dove la guerriglia è più attiva. Al di là di questo episodio specifico, gli scontri di oggi si collocano sullo sfondo di un generale aggravarsi delle tensioni tra il governo e alcuni dei gruppi armati di etnia tuareg. Il mese scorso un assalto contro una caserma dell’esercito nei pressi della città settentrionale di Nampala, attribuito agli uomini di Ag Bahanga, aveva causato 20 vittime; all’indomani dell’attacco il presidente Amadou Toumani Touré aveva sostenuto che il governo “non può continuare a subire” né “cercare ancora la pace”. Negli ultimi mesi, diversi gruppi armati hanno accusato l’esecutivo di Bamako di non applicare gli accordi di pace firmati ad Algeri nel 2006.[VG]”

In quest’articolo su peacereporter.net, proprio del 2006, Matteo Fagotto ci porta alle origini del conflitto.
“La lotta dei Tuareg risale agli inizi del secolo scorso, quando le varie confederazioni degli uomini in blu combatterono, senza successo, contro l’occupazione francese. Una lotta proseguita all’indomani dell’indipendenza delle nazioni sahariane, negli anni ’60. Le continue siccità e la desertificazione spingevano infatti gli allevatori Tuareg a spostarsi in continuazione, scontrandosi con i nuovi confini tracciati tra Niger, Mali, Algeria e Libia. La ribellione latente si trasformò in guerra aperta nel 1990, quando i Tuareg di Mali e Niger si sollevarono rivendicando l’indipendenza delle regioni da loro abitate. Il risultato furono migliaia di morti, e un trattato di pace firmato a metà degli anni ’90. Che, in teoria, prevedeva l’integrazione di parte dei ribelli negli eserciti nazionali e programmi di sviluppo, oltre che una certa autonomia, per le regioni contese.”

Per approfondire segnaliamo anche:

Il rapporto annuale 2008 di Amnesty.
“Mali: i tuareg, padroni del deserto”, articolo di CÉLIAN MACÉ, Liberation, tradotto da associazione transafrica sviluppo.
“Offensive de l’armée contre des rebelles touareg dans le nord” su jeuneafrique.com.

I Tuareg su wikipedia.

Il migliore album musicale del 2008, secondo metacritic, viene dal Mali ed è quello di Amadou e Mariam. La bio del duo su wikipedia. Qui sotto il video di “Sabali”, ma prima indovinate chi è il produttore?